La Deposizione

 
 

Per meditare sul quadro della deposizione

Questa “deposizione” che risale attorno al 1650, custodita nella chiesa di Roncone, non è semplicemente un quadro per ornare la nostra chiesa, ma è un’opera di arte sacra, voluta per la devozione dei fedeli.

Anche noi possiamo sostarvi davanti per meditare il mistero della “deposizione”.

Guardiamo, anzi “contempliamo” i personaggi quivi rappresentati, per fare nostri i loro sentimenti e i loro atteggiamenti.

Notiamo subito che non vi è un dialogo tra i diversi personaggi, sono tutti in silenzio.

In alto si può osservare un tripudio di angeli, che ammirano la scena tra lo stupore e lo sconcerto di quanto accaduto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio.” (Gv 3,16)… ma a che prezzo!!

Tre uomini calano Gesù dalla croce. Due li conosciamo per nome: Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea (forse quelli più in basso). Il loro sforzo per sostenere il corpo di Gesù in realtà è un delicato abbraccio, un unirsi al corpo di Gesù seguendo la sua sinuosa postura. E’ immedesimarsi nella sua passione perchè “siete partecipi delle sofferenze di Cristo.” (2Cor. 1,7)

Maria Maddalena sfiora dolcemente con le dita i piedi di Gesù e li accarezza delicatamente con la guancia, mentre con un bacio quasi trattenuto, lascia che una ciocca di capelli lambisca la ferita del piede. Quanta tenerezza nei suoi gesti, quanto affetto per quel corpo, quanto amore! Gesù ebbe a dire di lei: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.”(Lc 7,47)

Giovanni, l’apostolo che Gesù amava, si trova sopra Maria, quasi a proteggerla, a farle da scudo e rifugio: “E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.” (Gv 19,26) Si asciuga le lacrime con un ampio panno: è profondamente addolorato, anzi ammutolito, senza parole davanti al suo amato Gesù: “Uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia” (Is 53,3)

Maria, l’unico personaggio seduto, l’atteggiamento di chi con fede è in ascolto e accoglie la Parola. Ancora una volta Maria dice il suo “fiat”: “Avvenga per me secondo la tua Parola” (Lc 1,38). Ancora una volta il suo grembo, qui rappresentato minuto come quello di una vergine, viene quasi nuovamente fecondato per poter generare questa volta la Chiesa, Lei madre di tutti i credenti. Anche i gesti delle sue braccia e delle sue mani sono di accoglienza, accoglienza di un mistero che supera la semplice ragione umana e richiede un cuore capace di amare e di fidarsi. Maria è l’unico personaggio di cui si vede almeno un occhio: solo chi ha fede può vedere, contemplare il mistero del sabato santo. Il suo occhio però versa lacrime abbondanti, perché alla ricerca dello sguardo di suo figlio, quello sguardo che quando fissava qualcuno era per amarlo: “Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò”. (Mc 10,21) Il Cristo morto va pianto

Infine, Gesù, con una postura che fa comprendere che è davvero morto, spossato, senza più forze, ha dato tutto: “Ha spogliato se stesso fino alla morte” (Is 53,12). La sinuosità del corpo, si osservino le braccia e le gambe, creano un effetto di calma drammaticità: “«Tutto è compiuto!». E chinato il capo, consegnò lo spirito” (Gv 19,30). Quel corpo è davvero esamine, senza più una goccia di sangue. Il colore bianco verdastro tipico della morte, in realtà però già fa intravvedere la luce radiosa del corpo del Risorto. Da quel corpo morto c’è un non so che di vita, di luce che si riflette su tutti i volti, tranne di un uomo, forse un soldato, che voltato di spalle si allontana dalla scena, il suo volto non è neppure ben delineato. Non c’è dubbio che il centro del quadro è Cristo, da cui, se ci fermiamo a contemplarlo, traspare la Speranza! Traspare un non so che di Vita, di vita donata, di Amore: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!” (Gv 15,13)

Ecco quindi alcuni dei sentimenti e atteggiamenti che possiamo vivere difronte al mistero del Sabato Santo: silenzio, stupore, sconcerto, immedesimazione, tenerezza, affetto, amore, dolore, mutismo, ascolto, accoglienza, fede, calma, drammaticità, Speranza, Vita, Amore.