Nell'antica chiesa di San Barnaba - Artisti che incontrano i giovani

25.04.2013 15:51

Articolo per Judicaria n. 82

Nell'antica chiesa di San Barnaba

Artisti che incontrano i giovani

 

Grazie alla fruttuosa collaborazione fra l'amministrazione comunale di Bondo e lo Studio d'arte Zanetti di Bagolino, domenica 13 gennaio 2013 si è realizzato un evento culturale insolito che ha visto riempirsi di gente – nonostante la neve – la navata della chiesa antica di San Barnaba a Bondo. “Gli artisti incontrano i giovani”, questo era il titolo. Per la precisione sono stati Roberto Cipollone “Ciro”, Antonio Stagnoli e Innocente Foglio, uno scultore, un pittore e un poeta, ad offrire qualcosa di sé, dei propri pensieri, in uno spazio magico, allestito con le loro opere.

Già da un mese le opere degli artisti erano esposte a Bondo, e “parlavano” ai visitatori della vita e del lavoro dei campi, di fede e di semplicità, con tecniche e linguaggi tanto diversi ma con un filo d'oro che legava la memoria di tanti.

Bella la sequenza degli eventi correlati, dopo l'inaugurazione avvenuta il 15 dicembre: ci sono state serate di danza, concerti di cori di montagna e di canti spiritual. Infine, appunto, gli artisti sono tornati ad incontrare i giovani.

 

Un ritorno alla terra

Spiegare il senso dell'allestimento “Mani, materia, poesia” è toccato al Sindaco di Bondo, Giuseppe Bonenti e al giovane assessore Leonardo Bonenti: “In questi anni abbiamo perso un pezzettino della nostra anima, perché abbiamo dimenticato il nostro passato. Perché non impegnarsi a recuperare i valori reali che ci  hanno lasciato i nostri nonni, valori e strutture come questa chiesa che era in disuso? Perché non recuperare il monumento in cui sono sepolti 700 soldati morti durante la prima guerra mondiale? Perché non recuperare il nostro centro storico, che molte volte è scartato da chi vuole costruire? Questa volontà ci ha spinto ad impegnarci anche a livello economico e il riscontro più bello è la presenza qui di tante persone che torneranno a casa con un sentimento importante”.

 

Resistere al decadimento

La particolarità della mattinata vissuta a Bondo, nell'antica chiesa di San Barnaba, è stata illustrata e sollecitata da Mario Moschietto, studioso di temi sociali. Ha invitato il pubblico a storicizzare l'evento: l'aver riunito tre artisti in questa particolare ambientazione doveva significare ben più che un momento di “fruizione” artistica, ma lasciarsi condurre per mano dentro il senso del terzo millennio che inizia fra contraddizioni e paure, provare ad essere insieme protagonisti di un movimento che guarda indietro per guardare avanti, un movimento verso le proprie radici e nello stesso tempo verso il proprio futuro.

La mattinata è stata in questo senso un momento di consapevolezza e di impegno che ha coinvolto tutti, un invito ad uscire dall'apatia e a superare la sofferenza di un presente incerto e angosciato, ammirando la bellezza da accogliere e da riconsegnare.

 

Eccone alcuni passaggi, estrapolati – ci consentano Mario Moschietto e Innocente Foglio – dalla registrazione della mattinata.

“Noi adulti - sarà la fatica, la stanchezza degli anni, sarà … - arriviamo a questo momento storico delusi della nostra generazione. Nello stesso tempo i giovani pure stanno arrivando a questa fase, a questo inizio del terzo millennio, con un senso di mancanza di un futuro, con un senso di precarietà, non vedendo davanti a loro qualcosa di luminoso. Se voi prendete questi giovani e poi la nostra delusione, questo inizio di millennio non è bello, tant'è che stiamo vivendo una involuzione.

E' un momento in cui occorre che qualcuno rischi, vada avanti, gli altri seguiranno. Occorre che qualcuno prenda il coraggio, come i nostri amministratori - specie nei nostri piccolissimi paesi - come i nostri artisti, come Mario Zanetti e il suo Studio d'arte (con il suo ruolo che è pure un ruolo artistico perché l'installazione d'arte è arte), come chiunque di noi qui presente.

Togliamoci dall'idea che qui siano solo gli artisti i protagonisti: senza il pubblico le opere possono anche restare in un cassetto. Anche il pubblico ha una sua parte, perché l'interlocutore di questa installazione è il pubblico e diventa anch'esso protagonista di questo messaggio, di questo passaggio di consegne.

Dobbiamo comprendere che siamo qui a cogliere nell'evoluzione storica l'equilibrio, affinché tutto permanga nel valore. Un palazzo nuovo in più a Bondo non varrebbe di più di questa chiesa recuperata, anche se avesse lo stesso scopo culturale, anche se fosse riempito delle stesse persone. Gli mancherebbe tutto: la storia, la bellezza, il passato, lo stile, … l'anima.

Qui, insieme, possiamo essere la decisione presa di “resistere al decadimento”.

L'abbiamo già fatto in tanti in Italia e non solo. Roberto Cipollone, che è stato in Cina, ci ha raccontato che anche la Cina si è accorta che ha fatto dei passi troppo veloci, ed ora si pente di aver perso quel che doveva mantenere.

E' vero che in questo inizio di millennio stiamo un po' soffrendo, non della sofferenza fisica, ma della mancanza di motivazione e di futuro che è peggio della sofferenza fisica. Ma se qui qualcuno si è emozionato, o meglio se si è sentito protagonista del pensiero che insieme abbiamo tentato di costruire, se abbiamo deciso emozionalmente e razionalmente di non arrenderci al declino, allo scoraggiamento, allora abbiamo la capacità di andare avanti, ossia di ritornare al piacere della terra dei padri e di restituirla più nobile ai figli, al futuro”.

 

Roberto Cipollone

E' difficile definire “Ciro”, come si fa chiamare.

Nato a Pescara nel 1947, Cipollone trascorre l'infanzia e la fanciullezza intorno alla fonderia artigianale del padre. Guidato da un profondo amore per la natura e insieme da una forte tensione spirituale, egli cerca di cogliere ogni occasione per esprimere questo suo essere, attraverso piccoli manufatti, tele, disegni, semplici incisioni. La sua città, infatti, lo vede ben presto partecipe delle varie iniziative artistiche. Dopo un periodo di 6 anni trascorsi in Olanda, nel 1977 approda a Loppiano, cittadella del Movimento dei Focolari nei pressi di Firenze. È qui che Ciro ha la possibilità di dedicarsi full-time a quell'attività nella quale può e sa esprimere la sua vena artistica con inesauribile fantasia. Il materiale utilizzato per le sue composizioni è il più vario: legno, ferro, pietra, stoffa; comunque materiale di scarto, che egli considera più ricco di vita.
Dal 1982 realizza numerose Personali in Italia, Germania, Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Austria. Dal 1991 gli vengono commissionati lavori di arredo sacro e interventi di recupero d'ambiente, sia in Italia che all'estero. Poche ed essenziali le sue parole nella mattinata del 13 gennaio, forse solo un invito al rapporto reciproco, possibile anche nel momento conviviale che sarebbe seguito.

Le sue opere esposte a Bondo erano una selezione centrata sul tema del Natale e del mondo contadino.

 

Antonio Stagnoli

Nasce a Bagolino, in provincia di Brescia, nel 1922. Divenuto sordomuto all’età di due anni e mezzo, orfano di padre, viene affidato al “Pio Istituto Pavoni” di Brescia che lo accompagnerà nel lento recupero dell’abilità fonetica e gli consentirà di ricevere l’istruzione di base. Sarà infatti il rettore dell’Istituto, don Faustino Moretti, ad indirizzarlo all’Accademia, dopo averne apprezzato i primi lavori.

Il soggiorno milanese costituisce una tappa importante della formazione dell’artista, iscritto a Brera, dove ha modo di frequentare i corsi di Aldo Carpi e Italo Valenti. Il capoluogo lombardo raccoglie quanto di meglio il panorama figurativo può offrire: è qui che l’artista, pur nelle difficoltà economiche del vivere quotidiano, compensate dalla vendita dei primi quadri, entra in contatto con i protagonisti della Nuova Figurazione italiana, Franco Francese, Gianfranco Ferroni, Giuseppe Guerreschi che lasceranno traccia nella produzione di Stagnoli, nella condivisa ricerca di un segno creativo pregnante e incisivo.

Rientrato a Brescia al termine dell’Accademia, il pittore resta in Istituto fino all’età di quarantacinque anni, quando un collega gli offre la disponibilità di uno studio personale. Le prime mostre locali della fine degli anni cinquanta lo espongono agli occhi della critica. Dal decennio successivo è un susseguirsi di presenze decisive, a Milano, Venezia, Roma, ma anche all’estero. La sua originalissima interpretazione del mondo valligiano viene notata dai critici più attenti. Ecco un'autorevole presentazione della sua arte: “Egli è una figura sorprendente per la sua capacità di inquadrare e dipingere il clima valsabbino, cioè il clima di una comunità ancora originale nel mondo globalizzato contemporaneo. E' un grande artista regionale, quindi del territorio: quello che a me sembra interessante è che cominci a crescere una consapevolezza diffusa della necessità di avere simili personaggi, capaci di rappresentare un’identità, capaci di rappresentare una memoria storica, ma riletta attraverso un linguaggio contemporaneo…” (Botta, 2008).

 

Innocente Foglio

Sono “uno che poeta non sa dirsi” - così si presenta Innocente sul suo sito - io non creo, ma mi limito a scoprire, con opera di scavo, la vivida capacità creatrice della realtà. La poesia è delle e nelle cose; è il valore intrinseco di ogni più minuto elemento che fa parte della nostra vita. Quanto più umili sono le sostanze, tanto più potente è la poesia che sprigionano. Per questo la poesia deve essere privata del velo di elitarismo che l’ha spesso nascosta e deve essere restituita alla portata di tutti gli esseri umani: chiunque non tradisca la propria natura di uomo può definirsi “poeta” e può godere della liricità misteriosa della vita!

 

E' toccato a lui, al poeta parlare dei due artisti figurativi lì vicini e silenziosi, presentandoli al pubblico da par suo.

“Immaginate questa chiesa senza di noi .., i chiodi del maestro Cipollone sarebbero chiodi; le figure che con tanta rabbia e dolcezza il maestro Stagnoli mette su quei fogli sarebbero niente; la mia poesia sarebbe addirittura meno di niente. Sostengo e sosterrò sempre che queste opere sono belle perché siete voi (il pubblico) a renderle belle.

La vostra presenza è fondamentale. Ho avuto la fortuna di andare più volte a Loppiano dove lavora il maestro Cipollone. A parte la pace interiore che si tocca su quella collina, il sapore di primavera perenne, vedere Ciro nel suo habitat dove lavora ... lì capisci come lui ama l'arte. Ed è un'arte che proviene dalla terra. Vedete quei chiodi contorti? Quel quadro in cui una serie di chiodi con un chiodo che sembra faccia fatica a salire e prende il titolo da un gesto ginnico? … Io l'ho visto raccogliere delle cose apparentemente brutte, grevi, insignificanti come un sasso, e deporle sul tavolo di lavoro con una delicatezza come quando il sacerdote pone l'ostia sul piattino dorato per farla diventare eucarestia. Ecco, con la stessa intensità d'animo Ciro trasmette il ritorno alla terra, l'eredità dei padri che è un prestito che dobbiamo restituire ai nostri figli.

Ciro ha avuto un'eredità dalla Toscana, cercando queste cose che raccoglie dai fiumi, dall'Arno, e diventano opere d'arte e diventano un'eredità che lui dà a noi, ai nostri figli”.

 

“Il maestro Stagnoli lo vado a trovare nello studio dove lavora e lui non parla, lì c'è il silenzio perenne. E si ritorna alla chiesa, al momento eucaristico: non è questione di credere o non credere … la solennità interiore uno la manda, la dà e viene recepita. Andare nello studio dove Stagnoli dipinge, o meglio disegna, incide. In questi silenzi, vedere come lui, con disinvoltura mista a rabbia, traccia questi segni che diventano opere d'arte. Il silenzio nelle sue opere è interrotto di continuo da questo chiacchierìo che mette nelle bocche – guardate i suoi animali, i suoi personaggi con queste bocche spalancate, alcune avvolte da una sciarpa per non farle parlare troppo. Ho definito il maestro Stagnoli uno dei più grandi chiacchieroni d'Italia nonostante non parli. Vedete queste vene traccia sulle braccia dei suoi personaggi, su questi ballerini che ballano con malinconia? Vedete questo sangue che si vuole sprigionare dalle vene come fossero tante parole? Questo è quello che lui ha raccolto dall'eredità dei padri per consegnarlo ai nostri figli. Penso sia importante in questo contesto in cui ci troviamo, in cui ci si lamenta che va male, che non si arriva alla fine del mese – è tutto vero – però abbiamo una cosa di bello, di cui vantarci: sono i nostri giovani, questa gioventù in cui possiamo credere, perché è una gioventù sana che si manifesta ogni qualvolta c'è occasione di impegno per gli altri”.

 

E' infine ha parlato di sé, come poeta e come animatore di battaglie sociali. Con espressioni uniche ha proposto una chiave di lettura delle opere esposte, un invito alla sensibilità per chi sta accanto. “Trovare in sé un pezzo di cuore capace di fermarsi”.

“Sono presidente di una associazione che si occupa dell'abbattimento delle barriere architettoniche. Adesso con le barriere architettoniche quasi ci siamo (le abbiamo abbattute), anche perché la legge ci è venuta incontro. Ora stiamo lavorando molto sulla discriminazione. Una ragazza di Idro scriveva su facebook: ce la farò perché credo in voi … Ed è una ragazza extracomunitaria. Lei è convinta di farcela in questa Italia. Lontana dai suoi tramonti, con le sue nostalgie, con le sue malinconie, con i suoi genitori che le racconteranno delle loro parentele, delle amicizie sradicate, rimaste là. Questa ragazza arrivata a Idro, in questo lago spesso triste, scrive ce la farò, perché ci siete voi, ragazzi italiani ad aiutarmi! Sì, esiste la Ferrari, esiste Dolce e Gabbana, ma esiste anche la grande griffe della nostra solidarietà giovanile, e chi si occupa di politica dovrebbe metterla al primo posto. Occorrerebbe aggiungere alla Costituzione un articolo che dica che il volontariato fatto dai nostri italiani, dai giovani italiani e ora anche da questi giovani non italiani, … è il volontariato che merita la griffe migliore.

Io ho avuto la poliomielite a 3 anni, a Bagolino. E Bagolino è un paese tremendo, crudele, che odia me portatore di handicap. Come entri, la prima cosa che ti presenta sono le sue scale, le sue salite. Poi pian piano capisci che Bagolino ti può anche amare. E Bagolino è la mia terra, che ho avuto in eredità da mio padre e che consegnerò a mia figlia. Ma come fai a voler bene ad un paese così? Bagolino lo amo perché m'ha dato la poliomielite, mi ha tolto qualcosa e me ne ha date altre.

A Bagolino esiste un cimitero. E' un luogo bello, vi si respira la pace, puoi parlare e tornare indietro con persone che erano con te. L'abbandono di quel cimitero mi parla del mio abbandono, di quando stavo in un istituto che viveva di donazioni e il portatore di handicap era un peso. Essendo artista che zoppica o dondola, o sta su una sedia a rotelle, vedi un mondo diverso e ti accorgi di una cosa molto bella: il bambino che mi incontra mi saluta, perché mi vede alla sua altezza. Ecco la bellezza!

Oggi si valutano le persone in base a quello che producono. Produci 10 vali 10, produci 5 vali 5. Diciamo a volte parlando del mondo: … sono paesi in via di sviluppo. Ma in certi paesi un anziano che muore lo tengono nel centro del villaggio, perché pensano che anche morti questi anziani possano trasmettere il loro sapere. Noi no! Se l'anziano ha una bella pensione lo teniamo in casa, se è ancora autosufficiente può essere utile e lo usiamo per fare la fila a pagare i bollettini o per andare a prendere i nipotini. Se no lo è più esiste il ricovero, questo cimitero per gli elefanti. Come noi portatori di handicap. Ho fatto una battaglia per uscire dall'istituto. Ma poi, fuori, ti accorgi che questa società è troppo veloce, non è fatta per noi. E allora c'è qualcuno che chiede di tornare in istituto, perché i genitori si sono fatti anziani. Ecco allora il mio compito di poeta. Di dire a voi: fermiamoci un momento, vediamo chi è in difficoltà. Anche qui l'eredità avuta dai padri è un prestito che restituiamo ai figli sotto forma di sensibilità. L'importanza di vedere nel cuore degli altri. Troviamo un pezzettino del nostro cuore che, se lo aiuti, sia disposto a fermarsi, a vedere dei chiodi, a sentire una poesia, a vedere animali scarni … non è momento triste! E' caparbietà, è non fermarsi, è vittoria!

Pretendo con le mie poesie di dire questo e se voi le condividete, ho raggiunto il mio scopo e mi fate zoppicare di meno”.

opere di Ciro

opere di Stagnoli

Gli artisti incontrano

Lo studio d'arte Zanetti a Bagolino

Attiva ormai da anni a Bagolino, la galleria dei coniugi Mario e Loretta Zanetti opera nel mercato dell'arte figurativa antica, moderna e contemporanea.

 Nel proporre alla clientela acquisti e opportunità collezionistiche di qualità, lo Studio mette a frutto l’esperienza, la competenza, le conoscenze e le relazioni culturali maturate da Mario Zanetti in oltre venticinque anni di lavoro quale curatore dell’Archivio Storico del Maestro Antonio Stagnoli, suo zio, pittore di conclamata notorietà.

Esito e sintesi di questo percorso culturale è stata la costituzione del “Fondo Antonio Stagnoli per la Valle Sabbia” presso la Fondazione della Comunità Bresciana Onlus.

Tuttavia, è opportuno sottolineare che lo Studio d’Arte Zanetti, è anche una Galleria d’Arte, ma soprattutto uno studio, anzi uno Studio d’Arte tra le Alpi, dove si progettano eventi culturali, attraverso la collaborazione con il mondo della cultura, delle istituzioni pubbliche e private, dell’economia delle fondazioni con cui Mario Zanetti, forte anche della collaborazione della moglie e del figlio Marco, ha costruito e tessuto, importanti relazioni. Grazie a queste fruttuose esperienze lo Studio può affermare che non esiste più la periferia, come alcuni osano ancora definire i territori di montagna, e che l'aggettivo va forse archiviato e dimenticato.

Si dimostra infatti che ogni borgata, ovunque, ha delle eccellenze che, se adeguatamente promosse e valorizzate, possono attirare l’interesse e l’attenzione di una nuova forma di turismo, il cosiddetto turismo culturale.

Lo Studio Zanetti desidera essere attore e protagonista di questo nuovo modello di crescita, in cui gli obiettivi chiari e la passione sono le chiavi del successo.

Ambizione dello Studio Zanetti è ancora la necessità di proteggere ciò che abbiamo, e lasciare alle future generazioni un mondo migliore, custodendo e tramandando valori e tradizioni che ci sono stati consegnati in eredità dalle passate generazioni, saldando ieri e domani in un armonioso equilibrio.