Carissimi amici miei e amici della Missione

07.11.2012 00:00

Vi comunico la mia prossima ri-partenza per il Congo: rivedrò volti, continueremo cammini, insieme lieti e coraggiosi perché Dio è fedele al suo popolo.

Ero partito la prima volta nel 1970, era il 7 agosto. Ora vengo da un periodo di cure e restauri: ho fatto esperienza del mio limite. Alla gioia di partire si unisce la consapevolezza della fragilità, cioè dovrò "fare di meno". Mia mamma mi diceva: "Vittorio, accetta di risparmiarti, affinchè la tua vita sia un dono che dura di più". Mi sento invitato dal Signore a dare più spazio a lui, sentirmi forte perché è lui che ha a cuore la Vita e Felicità di quanti mi fa incontrare. "Se mandi un altro, i tuoi piedi riposeranno, il tuo cuore no".
La diocesi di Bondo, dove ritornerò, è vasta come l'Alta Italia, conta 15 preti africani, e solo in 6 "parrocchie" c'è il prete. Fuori di noi non ci sono altri missionari, né bianchi. In Congo la nostra gente è considerata la più povera e abbandonata. Noi Comboniani siamo presenti in due comunità: Bambilo e Bondo. Dovremmo essere tre e tre, ma tre sono tornati su malati e Bondo per ora è chiusa. Ma è tornato giù P. Fidelino portoghese; P. Sergio da Recoaro sta guarendo, dunque... Bambilo è vasta come due diocesi italiane. C'era mio cugino P. Elio (spostato a Isiro per ragioni di salute) c'era P. Senen spagnolo ora andato in paradiso e P. Claudino, portoghese, ora impegnato in patria. Adesso c'è P. Lorenzo fratello di Elio, fratel Toni della Valtellina e vi tornerò anch'io. A Bondo riformeremo la comunità. Lì siamo impegnati nella formazione dei laici, degli animatori: infatti in moltissimi villaggi e comunità non c'è il prete, la preghiera domenicale è condotta da uomini e donne che amano il Signore, e noi proviamo a prepararli al loro servizio. La formazione riguarda anche giovani e famiglia, salute e scuola, strade e ponti, agricoltura e allevamento, giustizia e diritti umani, promozione della donna e lotta ali'AIDS: infatti sono passati in abbondanza soldati e ribelli e prepotenti vari. Dice un proverbio africano: chi educa una donna educa un popolo. Tanti continuano ad aiutarci, come la parrocchia di Santa Croce a Bassano.
Detta così, sembra che siamo importanti e abbiamo tante responsabilità. Sempre con calma. Il metodo di Comboni e dei Comboniani è "Salvare l'Africa con l'Africa", rendere l'Africa importante e protagonista. Quello che resta e va avanti non è quello che facciamo noi ma quello che fanno loro. Un fiammifero non cuoce la pasta ma accende il fuoco, e loro sono la legna che arde.
Tra l'altro ogni anno continuano a costruire due ponti in pietra ad arco romano e due aule scolastiche (ma il territorio è molto vasto!). Adesso finalmente stiamo iniziando un ospedaletto, grazie alla collaborazione che tanti stanno dando, da qui e sul posto.

Gli uomini hanno preparato le pietre (cavate nel bosco), le donne hanno raccolto la sabbia dal fiume, i giovani stanno imparando a fare mattoni e fornaci. Per mesi un gruppo di persone del posto ha fatto corsi serali (a lume di lanterna) per prepararsi a igiene e cure primarie. Con l'aiuto di No vara Center abbiamo fatto un programma per pozzi: non sapevano cos'è l'acqua potabile. Vedendo nel microscopio vermetti che nuotavano (detti microbi) si sono impressionati, poi hanno capito: quelle bestioline non stanno nell'acqua ma dentro il microscopio. Giorno dopo giorno il sole torna nuovo e porta nuova luce. Mi diceva P. Lorenzo: "E' meraviglioso vedere quello che il Signore sta compiendo tra loro, ma stupisce anche vedere i sempre rinnovati tentativi del maligno per rovinare la vita e la speranza".
Grazie della vostra amicizia, del vostro aiuto (subito usato), della vostra preghiera.
Vi porto con me.

Vostro missionario, P. Vittorio

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...gli occhi ridenti di questi ragazzi sono la gioia della nostra opera