Costruire Unità Pastorale: verso una prima fase di lavoro gennaio-giugno 2013

09.01.2013 10:00

Servizio di consulenza Socio-Pastorale

Breguzzo, 9 gennaio 2013

Costruire Unità Pastorale: verso una prima fase di lavoro gennaio-giugno 2013

Traccia per l’incontro del Consiglio pastorale interparrocchiale

delle comunità di Bondo, Breguzzo, Lardaro e Roncone

Premessa

A seguito dell’incontro del 12 dicembre 2012 tra il Consiglio pastorale interparrocchiale e il Vicario generale d. Lauro Tisi, il Gruppo di lavoro nominato dal Consiglio stesso e composto da d. Celestino, Gloria, Agnese, Roberta, Miriam e Monica, si è incontrato il 3 gennaio 2013 con Chiara ed Enrico del Servizio di consulenza socio-pastorale per un primo confronto sull’impostazione di un percorso di studio e di analisi, richiesto dal Vicario, in relazione ad alcune questioni essenziali attorno alle quali sostanziare la costituzione dell’Unità Pastorale tra le parrocchie di Bondo, Breguzzo, Lardaro e Roncone.

Ne è scaturita la proposta di riprendere assieme al Consiglio le questioni essenziali poste dal Vicario e, alla luce di queste, confrontarsi sulle ipotesi di approfondimento ipotizzate dal Gruppo di lavoro per il primo semestre del 2013.

Pertanto la presente traccia si articola in due paragrafi:

a)  sulla base del verbale dell’incontro con il Vicario, ci confronteremo su alcuni aspetti di fondo relativi all’Unità Pastorale (vedi sotto paragrafo 1);

b)  il confronto proseguirà poi su possibili piste di analisi e approfondimento emerse nel Gruppo di lavoro (vedi sotto paragrafo 2)

 

1.     Tre aspetti per pensarsi come  Unità pastorale

Dalla lettura del verbale dell’incontro con il Vicario, sintetizziamo tre aspetti attorno ai quali sembra costruirsi l’idea di Unità Pastorale. Li indichiamo qui di seguito senza attribuire uno specifico ordine di importanza.

 

A. Il significato di parrocchie-rete in relazione alle sfide odierne

Il Vicario fa alcune riflessioni sul modo in cui oggi è trasmessa e ricevuta la fede nelle comunità:

  • Oggi non si guarda tanto alla mancanza di parroci quanto alla mancanza di fedeli.
  • Tanti giovani richiedono i sacramenti ma è più per una questione di forma che di sostanza, perché poi sono assenti dalle messe.
  • Per attirare i giovani è necessario “accreditare” Dio, dargli un volto spendibile nella vita di tutti i giorni, costruendo un percorso di fraternità, un’appartenenza alla comunità, entrando nella dinamica della fede.
  • Il suo compito (del Consiglio interparrocchiale) è pensare alle iniziative pastorali da portare avanti durante l’anno, dando una struttura evangelica missionaria con iniziative anche extra ecclesiali.
  • Il Consiglio di unità pastorale deve favorire interscambi fra le comunità in modo unitario, per una ricchezza interiore maggiore. La difficoltà odierna è data da una scarsa coscienza di cosa sia essere cristiano (…).
  • L’unità pastorale sono le comunità viste come cantieri di lavoro della Fede.

Sarebbe utile per il Consiglio interparrocchiale costruirsi una prospettiva condivisa sul significato di diventare parrocchie-rete in relazione alle sfide odierne alla fede, aiutandosi ad approfondire in che senso l’Unità Pastorale sarebbe un “cantiere di lavoro della fede”.

 

B. Nuove modalità di elaborazione delle decisioni e nuovi servizi comuni

Il Vicario indica alcuni livelli di “governo” dell’Unità pastorale che sembrano presentare caratteri di novità:

  • il livello del Comitato che guarda alla vivacità della singola comunità: “ogni parrocchia avrà la sua singola identità con un Comitato formato da un responsabile e 3/4 persone elette del proprio paese, che organizzano la vita cristiana, si occupano degli aspetti concreti della comunità…; si incontra anche senza il parroco… ”;
  • il livello del Consiglio interparrocchiale che guarda alla vitalità dell’insieme: il Consiglio interparrocchiale sarà formato dai 4 responsabili e 2/3 persone di ogni comitato, il suo compito è pensare alle iniziative pastorali… dando una struttura evangelica… con iniziative anche extra ecclesiali…

Nella prospettiva dell’Unità pastorale ci starebbe pure un servizio di “segreteria… gestita da volontari…” che consente al parroco di liberarsi da impegni per trovare tempo di “relazionarsi con i parrocchiani”…

 

C. Attività e strutture pastorali nelle diverse comunità e per l’Unità pastorale

La creazione dell’unità pastorale pone l’esigenza di costruire un equilibrio tra le diversità presenti nelle comunità (che non sono da omologare) e la costruzione di interdipendenza e di un lavoro comune tra comunità. I membri del Gruppo di lavoro sembrano essere stati molto colpiti da questo aspetto espresso dal Vicario:

  • “fare unità pastorale non significa cancellare l’individualità delle comunità, che restano 4 realtà distinte, perché la Chiesa è un organismo di persone e bisogna tener conto delle differenze e delle diverse tipologie”;
  • “mancando le forze clericali, c’è la necessità di riorganizzare, con una rete di comunità legate da omogeneità territoriale e contiguità storico-geografica, che si frequentano per vicinanza (scuola, varie associazioni, ecc.);
  • le strutture delle comunità dovranno essere “pensate a rete”, ovvero “fare in modo che ogni parrocchia abbia spazi per potersi incontrare, ma dove serve una struttura più grande, ce ne sia una, attrezzata nel modo migliore (…). Non è possibile riunire tutto in un solo paese, serve che ci sia anche complementarietà, in base alle esigenze, ci si sposta dove c’è la struttura adatta all’iniziativa proposta”.

Sintetizziamo questi tre aspetti nello schema seguente:

 

Il Vicario generale chiede alle comunità di avviare un lavoro di approfondimento e di riflessione relativamente a questioni che potremmo collocare nell’aspetto A. sopra indicato e cioè egli chiede di

  • effettuare uno “studio di che tipo di credenti siamo, che tipo di fede abbiamo”,
  • “ragionare con calma su  quale volto di Dio esiste nelle nostre parrocchie…; dobbiamo ragionare su fede e comunità”.


2.     Prime ipotesi di lavoro (gennaio-giugno 2013)

Nell’ambito del Gruppo di lavoro sono emerse delle constatazioni:

  • ci sono attività pastorali che in qualche misura già esprimono un lavoro di unità tra parrocchie: ad esempio, il Consiglio Pastorale Interparrocchiale, la preparazione delle catechiste, la preparazione al Battesimo, l’aiuto economico tra parrocchie…;
  • ci sono settori pastorali nei quali la diversità delle parrocchie necessita di potenziare il dialogo con le altre: ad esempio,

    -   i cori delle quattro parrocchie;
    -  le realtà che hanno a che fare con adolescenti e giovani, ci riferiamo all’oratorio di Bondo, al gruppo post-cresima di Breguzzo, all’oratorio di          
        Roncone, al gruppo post-cresima di Roncone;
    -   i gruppi missionari (anche se questi fanno riferimento ad un coordinamento decanale);
    -   i Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici delle quattro parrocchie.

Di qui l’idea di chiedere a due potenziali settori -quello dei cori e quello relativo ad attività per adolescenti e giovani- di incontrarsi in un percorso di lavoro volto a:

  • sviluppare conoscenza reciproca sulle rispettive realtà e
  • produrre qualcosa che esprima il lavoro comune e utile all’insieme delle comunità (ad esempio, per i cori, si faceva l’ipotesi di un repertorio comune per i funerali; per i giovani, già l’individuazione di problemi comuni o specifici rappresenterebbe un primo risultato).