La seicentesca chiesa di San Barnaba a Bondo rivive come cornice di eventi culturali

25.04.2013 15:34

Articolo per Judicaria n. 82

La seicentesca chiesa di San Barnaba a Bondo

rivive come cornice di eventi culturali

 

Ilaria Pedrini

 

Dopo il restauro della Chiesa di San Barnaba del 1998/99, questo luogo tanto caro ai bondesi e ricco di storia e di fede ha riaperto la sua porta per diventare la preziosa cornice che accoglie eventi culturali di grande livello, a beneficio dei giudicariesi e non solo.

Fu merito del Gruppo Culturale Bondo Breguzzo capire la grande potenzialità nell'uso artistico e culturale di quello spazio meraviglioso. E infatti nell'agosto del 2006 vi fu ospitata una prima mostra, quella del pittore Mario Martini, con il titolo “Tra cielo e terra”. Fu poi la volta della bella personale del pittore Paolo Soragna, nell'estate del 2009 (cfr. Judicaria n. 72), e che tanto emozionò tutti per la bellezza delle sue opere, ma anzitutto per l'affetto che ha continuato a dimostrarci avendo deciso di prendere casa a Breguzzo ed offrendosi da allora ogni estate come insegnante delle tecniche artistiche a gruppi di paesani appassionati. Ricordiamo soltanto l'ultimo corso tenuto nel 2012 sull'affresco.

Poi è arrivata la scelta dell'Amministrazione Comunale di Bondo e la collaborazione con lo Studio Zanetti di Bagolino. Una scelta che poteva apparire arrischiata, specie in tempi di crisi. Ora invece, dopo le prime sperimentazioni e soddisfazioni, si può ben dire che è stata una scelta azzeccata. Molti ricorderanno la giornata di inaugurazione avvenuta il 23 luglio del 2011, in cui il lavoro di restauro ultimato è stato “restituito” alla popolazione con lo splendore dei tesori lì custoditi da secoli, accostati ad opere di artisti contemporanei che vi sono state esposte per una settimana. Ben 1400 persone vi sono passate!

Da allora altri allestimenti artistici hanno portato a Bondo numerosi visitatori e la Chiesa di San Barnaba è divenuta centro di aggregazione sempre più famoso ed apprezzato.

Dal 18 dicembre 2011 all'8 gennaio 2012 è stata la volta della mostra: “Il tempo e l'arte del Natale”, con l'esposizione di opere di grafica antica di autori del calibro di Durer, Robetta, Rembrant e Van Rijn. Come diceva il titolo, il focus della mostra era il tempo del sacro e il mistero della nascita, che ha trovato nella nostra chiesa la collocazione più adeguata e capace di valorizzarne i contenuti.

Un evento davvero straordinario è stato quello dell'estate del 2012, ossia la mostra sulla “pop art”, un fenomeno artistico che è presente negli oggetti che ci circondano e che l'esposizione ha ben saputo svelare. Il titolo: “Pop art e oltre … la quotidianità e i suoi miti”. Ospite d'eccezione nel momento inaugurale il noto critico Philip Daverio che ha mirabilmente introdotto il pubblico al senso di questa espressione artista. Quel giorno erano presenti 600 visitatori a cui se ne sono aggiunti altri 200 solo nella prima settimana. La sagrestia questa volta aveva ospitato la variopinta e notissima Marilyn Monroe di Andy Warhol, mentre sulla navata centrale della chiesa faceva bella mostra di sè la donna piangente di Roy Lichtenstein.

Ma il terzo evento, quello del Natale 2013, ha superato tutti gli altri – a nostro modo di vedere – per bellezza e partecipazione del pubblico: tre artisti, di tre espressioni diverse, sotto un unico titolo: “Mani, Materia, Poesia”. Antonio Stagnoli, pittore, Roberto Cipollone, scultore, Innocente Foglio, poeta, hanno offerto ai tantissimi visitatori il godimento di ciò che l'animo umano riesce a produrre di bello utilizzando i colori, la materia più umile, le parole.

Bene hanno fatto l'Amministrazione comunale e lo Studio Zanetti a collegare questi artisti e a collocarli in una lettura delle nostre radici vitali, alla civiltà rurale. Belli gli eventi musicali che si sono succeduti nella Chiesa stessa ogni settimana durante il mese di esposizione dal 15 dicembre al 19 gennaio e splendido l'incontro conclusivo con i giovani, domenica 13 gennaio (ne parliamo a parte).

 

La chiesa di San Barnaba, antica e nuova: la memoria della fede

Colui che, arrivato all'ingresso dell'abitato di Bondo, lì dove comincia la scalinata del Monumentale Cimitero Austroungarico, decida di non proseguire sulla statale verso Brescia, ma si conceda qualche tempo per entrare nel nucleo storico del paese, ha l'opportunità di gustare la vista dell'antica chiesa dedicata a San Barnaba, compagno di evangelizzazione di San Paolo, patrono di Bondo da tempi immemorabili.

Non è agevole rintracciare fonti documentate della sua storia: ripetuti incendi hanno distrutto gli archivi della curazia di Bondo. Ci restano gli studi di Alberto Mognaschi che ci informano dell'anno della consacrazione, il 1445, e delle successive ricostruzioni e riconsacrazioni, come degli abbellimenti di epoca barocca (cfr: Due paesi, una storia - vol. Bondo e Breguzzo dalle origini al millesettecento, Ed. Rendena, 1992).

La facciata sud ha mantenuto pressoché intatta l'originaria impostazione medievale degli elementi compositivi, offrendo a chi la guarda un'impressione di sobria armoniosa semplicità. Essa è ben inserita nel centro storico di Bondo e si affaccia su una tranquilla piazzetta, di fronte ad un antico avvolto sotto il quale, in tempi passati, si tenevano le regole dei vicini.

L'interno, l'unica navata luminosa, con la volta a crociera sorretta da lesene e archi di granito, porta le tracce degli ornamenti aggiunti nei secoli successivi. Vi spicca l'altare maggiore, opera del maestro Andrea Filippini di Rezzato, come risulta dal contratto stipulato nel 1784. Il materiale usato è il marmo bianco di Trento, mentre le rifiniture e gli ornati, come pure il tabernacolo, sono di un marmo colorato, più pregiato, detto africano. Caratteristica dell'altare è l'originale linea concava che conferisce all'opera un movimento ed una particolare leggerezza. Un tempo sormontava l'altare la grande pala, opera attribuita al pittore veronese Giovanni Battista Lorenzetti. In alto è raffigurata la Vergine in trono con il Bimbo ed ai suoi piedi, in primo piano sulla destra, l'imponente figura di San Barnaba, in ricco piviale dorato, attorniato da altri santi. Oggi la pala è ammirabile nella chiesa parrocchiale.

A sinistra per chi entra dal fondo, nell'angolo formato dall'arco trionfale del presbiterio con la parete, si trova l'altare della Madonna del Carmine. La parte inferiore dell'altare fino alla mensa è di marmo, mentre la parte superiore è lignea policroma e dorata. Sui due lati ci sono colonne ornate a viticci e terminanti in capitelli che reggono un timpano. In corrispondenza di questo altare, sulla destra per chi entra dalla porta principale, si trova l'altare di Sant'Antonio che ricalca le linee del precedente.

Due dipinti di grandi dimensioni, eseguiti con la tecnica dell'olio su tela da pittori del XVII secolo, appartenevano alla Chiesa di San Barnaba, ma oggi sono collocati, come la pala, nella chiesa nuova: uno raffigura la “Madonna con il transito di San Giuseppe” conosciuto anche come “Morte di San Giuseppe”, opera di Bartolomeo Zeni del 1793; un altro raffigurante la “Sacra Famiglia” ma citato come “Riposo durante la fuga in Egitto”.

 

Le confraternite

Ai due altari sopra nominati erano erette le due confraternite dei fedeli di Bondo: quella del Carmine e quella della Disciplina (o dei “battuti”). Si trattava di associazioni ecclesiali laicali i cui membri si chiamavano “fratelli” volendo perseguire un cammino comune di fede e di preghiera. Sopravvissute fino al secolo scorso, esse rappresentano un fenomeno quanto mai interessante per la sociologia della religione, che riscontra analogie nelle diverse culture e tradizioni, nonché con le moderne aggregazioni ecclesiali che nascono per iniziativa del clero o “dal basso”, dal popolo, dal libero soffio dello Spirito secondo le prospettive dell'ecclesiologia conciliare.

Si potrebbero accostare le confraternite anche a talune forme di “impresa sociale” moderna, dato che costituivano non solo una realtà religiosa o liturgica, ma pure un fenomeno economico di rilievo, riuscendo a muovere conferimenti di beni e denaro che consentivano la realizzazione di obiettivi sociali altrimenti scoperti e di opere imponenti com'era per il tempo la costruzione di una chiesa o il suo abbellimento. Ne abbiamo testimonianze negli atti notarili, custoditi nell'Archivio di Stato, in cui si trovano frequenti tracce di transazioni a beneficio delle confraternite.

 

Eccone un primo esempio, tratto da un atto del 16 febbraio 1770:

… Don Nicola fu Bortolo Oradini di Bondo detta le sue ultime volontà col quale lascia, tra l’altro, un “Legato perpetuo, da non potersi in niuna maniera revocare, ne imutare ... alla Scuola, o sia Compagnia delli Confratelli disciplinanti canonicamente eretta al ven.le altare di S.to Antonio Abbate sotto li auspici di S. Lorenzo Levita” fondato sulla somma di troni 2250 da impiegarsi in parte per la celebrazione annua in perpetuo di tre s.messe e in parte “a soglievo dei poveri , infermi originari dell’istessa villa di Bondo ... esclusi assolutamente i forastieri”.

 

Interessante anche il testamento di don Giuseppe Melchiori di Bondo, redatto nel 1772, in cui viene in evidenza il ruolo della confraternita per gli aspetti sociali e pedagogici:

 

… Chiede innanzitutto di venir sepolto “nella tomba presbiteriale esistente nella ven.le chiesa di Bondo”, e lascia all’altare di s. Barnaba di detta chiesa 12 troni, a quello eretto in onore della Beata Vergine del Carmine 10 troni, a quello di s. Antonio 8 troni ed a quello di s, Giovanni della parrocchiale di Tione altri 8 troni. Dispone la celebrazione di 100 S.Messe in suo suffragio; lascia vari beni stabili e mobili a vari parenti, alla nipote suor Deodata Molinari del Monastero di Bagolino dona inoltre un livello annuo di 14 troni; alla sagrestia della chiesa di Bondo lascia tutte le sue sacre suppellettili (un calice d’argento, tre pianete, camisetta, messale, ecc.); alla Confraternita dei Disciplinanti eretta nella chiesa di s. Barnaba a Bondo all’altare di sant’Antonio Abate lascia poi la somma di 2000 fiorini pari a 10.000 troni da amministrare saggiamente e con le cui rendite fare due parti di cui una da impiegarsi come dote da dare “a una cittella di questa villa di Bondo originaria e vicina, tanto consacrandosi a Dio nel chiostro, quanto collocandosi al mondo in matrimonio” preferendo però quelle dei rami Melchiori e Molinari-Bolognani di Bondo, e l’altra parte da impiegare a favore degli infermi ed ammalati della villa di Bondo. Lascia e dona poi alla sua comunità di Bondo dei terreni siti nella campagna di Bondo da utilizzare per mantenere il locale curato e vuole che venga nominata una donna che possa istruire e insegnare e far scuola alle fanciulle di Bondo mentre infine di tutto ciò che restasse della sua sostanza adempiti tali legati nomina erede l’anima sua con l’obbligo di far celebrare delle s.messe in suo suffragio.

 

Un dipinto, pure oggi conservato nella chiesa nuova di San Barnaba a Bondo, ci dà modo di vederli questi confratelli “battuti”. Si trovano nella parte bassa di una tela di autore anonimo del XVII secolo. Sotto le figure di tre santi adoranti il Bambino, compaiono le teste incappucciate dei “battuti”, alcune irriconoscibili, altre molto realistiche e probabilmente identificabili dai contemporanei. Anch'esse come i Santi, sono protagonisti dell'azione sacra e vi partecipano in preghiera.

 

Il restauro della chiesa di San Barnaba

di Maria Gabrielli

 

Nel 1997 alla ditta Tecnoart di Besenello fu affidato il lavoro di restauro dell'antica chiesa di S. Barnaba a Bondo. Facevo parte del gruppo dei 3 restauratori, con i colleghi Ingrid Ceolin e Andrea Corradini.

 

Iniziammo il lavoro partendo dalla pavimentazione, asportando pezzo per pezzo le lastre di pietra e di mattoni e catalogandole per poterle rimettere al giusto posto. Si doveva infatti provvedere al riscaldamento e collocarlo sotto la pavimentazione della navata centrale.

Dopo aver tolto il pavimento è stato collocato il ponteggio su tutta la navata e nel presbiterio per iniziare il restauro delle belle decorazioni delle volte a crociera della navata, consistenti in ornamenti geometrici e floreali. Il degrado degli intonaci sottostanti presentava danneggiamenti dovuti all’azione disgregante dell’umidità di risalita. Tale disagio si propagava capillarmente e, in parte, anche sulle volte, dove si notavano in aggiunta delle infiltrazioni di acqua piovana provenienti dal tetto.

La pellicola pittorica delle decorazioni si era polverizzata su vaste zone e si era sollevata a causa della presenza di muffe e sali. Nel presbiterio la decorazione - composta da affreschi, cartigli in gesso, cornicioni e inserti a foglia d’oro su tutti gli ornamenti - mostrava il perpetuarsi di tali danneggiamenti.

Anche le due stanze comunicanti e adiacenti al presbiterio presentavano lo stesso degrado sull’intonaco, sulle decorazioni e sulle cornici. Il nostro lavoro ha provveduto alla ricostruzione di tutte queste decorazioni, compreso il recupero della foglia d'oro.

Poi siamo passati al restauro degli altari con lo smontaggio di ogni elemento lapideo, la ripulitura e il successivo riposizionamento al giusto posto. Infine sono stati restaurati i due affreschi esterni sulla facciata principale. Poi siamo passati al scoprimento degli intonaci del presbiterio per risalire alla cromia originale, diversa a seconda  delle campiture delimitate dalle cornici.

La chiesa è stata da noi restaurata nel suo complesso e debbo dire che è stata un’esperienza gratificante anche dal punto di vista umano oltre che professionale. Siamo stati accompagnati sempre dalla gentilezza e dall’accoglienza delle persone che abitano nei pressi della chiesa, e di tutti i Bondesi. Un ricordo particolare va alla signora Dilia Bonazza.

Dopo poco più di un anno di lavoro, il restauro è stato portato a termine con la gioia di aver riconsegnato alla comunità un'opera di grande valore storico e artistico.

Il restauro della chiesa di San Barnaba - di Maria Gabrielli

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