Per rivista Judicaria n. 83 – di Ilaria Pedrini

24.06.2013 00:00

Si è tenuta presso il Centro Studi Judicaria la mostra dal titolo: “Sguardi peruviani”, proprio un mese dopo la morte di Gilberto Bazzoli, il giovane di Roncone che attraverso gli scatti delle sue foto voleva condividere con tanti l'esperienza vissuta in Perù due anni prima.

Eccone alcune perle, commentate dalle didascalie curate da Matteo Bazzoli, fratello di Gilberto.

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Chi è Gilberto?

Gilberto Bazzoli nasce a Tione di Trento il 29 febbraio del 1984 da Ida e Gianni. Dopo gli anni dell’infanzia e della prima parte del percorso scolastico a Roncone, frequenta l‘Istituto Tecnico Industriale, inizialmente a Tione. Si trasferisce poi a Trento per il triennio, dove si diploma nel 2003.

Lo stesso anno si iscrive all’università di Padova alla facoltà di geologia. Al termine del primo anno decide di affrontare la sua prima esperienza di volontariato oltreoceano, partendo per l’Ecuador dove rimane per tre mesi. Questa scelta è la concretizzazione di un percorso di volontariato iniziato anni prima, sia nell’ambito dell’Operazione Mato Grosso, che da vari decenni aiuta e sostiene le popolazioni del Sud America, che nell’animazione e nella promozione dell’oratorio di Roncone. E non solo.

Tornato dal Sud America,prosegue la sua esperienza accademica, arrivando nel 2006 alla laurea triennale e nel 2009 alla laurea specialistica in geologia, entrambe concluse con ottimi risultati. Al culmine della sua carriera universitaria, inizia un rapporto di collaborazione col Parco Adamello Brenta, dove conquista la stima e la simpatia di colleghi, visitatori e giovani studenti grazie alla sua sincera passione per la montagna e la semplicità del suo essere.

Dopo pochi mesi di lavoro, decide di ripartire, stavolta per un anno, verso il Sud-America, in Perù, nel piccolo villaggio di Sapchà, sotto le Ande peruviane. Qui, assieme a Emanuela, un’altra volontaria presente nel villaggio già da diverso tempo, inizia varie attività con i giovani e le loro famiglie, impegnandosi in particolare nei lavori di ristrutturazione delle povere dimore, nella organizzazione di piccoli cantieri di lavoro in campo orticolo e forestale e in programmi di distribuzione di viveri alla comunità locale.

Un anno dopo, il 27 giugno torna in Italia e riprende il lavoro al Parco con ancora più passione. Nel tempo libero continua anche il suo entusiastico impegno nell’Operazione Mato Grosso con un  gruppo di giovani, noto come gruppo “Alfa”. Il 31 marzo del 2013, nel giorno di Pasqua, una valanga interrompe la sua giovane e generosa vita. Il dramma si consuma in Val Formazza, luogo a lui tanto caro e dove l’Operazione Mato Grosso gestisce tre rifugi. Con altri due amici infatti era impegnato in un programma di verifica dello stato delle strutture e dei luoghi, prima dell’apertura di inizio estate.

 

 

 

 

Le foto di Gilberto, viste alla mostra che aveva accuratamente progettata, riportano alla mia memoria un fatterello di Chiara Badano, la giovane ligure, ammalata e prossima alla morte, che aveva escogitato uno stratagemma per farsi presente ai suoi cari dopo la morte, nel primo Natale senza di lei. Aveva scritto su un bigliettino affettuoso: “Vi voglio bene” e poi l'aveva collocato nella scatola in cui la mamma teneva le decorazioni natalizie. Infatti, puntualmente, la mamma aprì la scatola e vi trovò il messaggio. Bersaglio centrato! Un tempismo perfetto per il suo lascito.

 

Anche Gilberto, pur non sapendo quel che gli sarebbe successo a Pasqua 2013, aveva organizzato da mesi questo evento per i suoi amici, per consegnar loro un messaggio.

41 fotografie in cui c'è proprio lui: la montagna, il lavoro, i sorrisi, gli animali, i bambini, le mamme. “Non dobbiamo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni” diceva don Tonino Bello. Gli anni, tanti o pochi, quelli che ci sono dati, sono il nostro contorno, la nostra vita. Quella di Gilberto è stata breve – se la guardiamo da una angolatura statistica – ma non dubitiamo che abbia realizzato pienamente il suo scopo.

La vita è movimento, che, a partire dalla scoperta di sé come io distinto dai genitori, procede, di scoperta in scoperta e arriva a comprendere il tu, l'altro, e persino tutti gli altri. In una famiglia sana si comincia da piccoli a guardare senza paura fuori dal guscio, per vedere mondi nuovi: il gruppo della piazzetta, il proprio villaggio, poi, via via, la propria nazione, fino a quel villaggio che è il mondo.

Senza paura, anche di fronte alle contraddizioni, fra ricchi e poveri, fra chi ha fame e chi è obeso, fra chi si annoia e chi non smette mai di lavorare. Le foto di Gilberto, annotate dai versi di Matteo, registrano la sua ricerca intellettuale e le preferenze del suo cuore. Ci accompagnano nel movimento che l'ha portato ad inglobare il mondo nella sua famiglia, a trascinare la sua famiglia (noi compresi) fino al perimetro del mondo.

 

Sguardi peruviani: eccolo il mondo visto dal cuore intelligente di Gilberto.

E' il mondo vero, è il mondo grande in cui vale la pena spendere i mesi o gli anni più belli. E' il mondo che, quando poi torni, continua a tormentarti e non si stacca più dalla pelle: è ormai la tua famiglia …

Tornato a Roncone infatti – come sa chi l'ha conosciuto – è stato tutto preso dal progettare e realizzare iniziative di investimento produttivo solidale. E' un campione di quell'economia civile che non separa impresa e generosità, lavoro e gratuità, il qui e il là, semplicemente perché sono gli altri e non il denaro il motore del fare e del fare bene, sempre meglio. M'è piaciuto che il fratello Matteo abbia scelto anche una frase di Mauro Corona: “La salvezza è nella terra, riprendiamo la zappa. Stop al superfluo”. Non è una battuta, è probabilmente il futuro dell'economia, quella che Gilberto viveva e progettava.

Gilberto è arrivato fin lì, dove può portare una lunga vita. A soli 29 anni ci è arrivato e, puntuale, non si è scordato di farci trovare il suo testamento. A noi aprire questo bigliettino, fatto di tante immagini poetiche, piene di amore per la terra e di rispetto, assoluto, per le persone.

Ogni uomo è mio fratello. Ognuno è un dono. Noi siamo se siamo dono.