Verbale 8/2013

13.11.2013 20:30

CONSIGLIO PASTORALE INTERPARROCCHIALE

Parrocchie di S. Barnaba Bondo, – S. Andrea Breguzzo, - S. Michele Lardaro –S. Stefano Roncone

Verbale n. 8/2013

Relativo alla riunione del Consiglio Pastorale Parrocchiale Bondo – Breguzzo – Lardaro - Roncone tenutosi il giorno 13 novembre 2013 – ad ore 20.30 – presso la canonica di Roncone, come da regolare avviso di convocazione.

Assenti giustificati: Bonazza Andrea, Costantini Stefano, Mussi Oriella e Pedretti Fernanda.

Presiede don Celestino, verbalizza la segretaria Manni Gloria.

Constatata la validità della riunione, don Celestino – ringraziati i presenti – dichiara aperta la seduta, invitando il Consiglio ad assumere le deliberazioni inerenti l’O.d.G.

  1. Momento di riflessione e preghiera:

Si legge dal Vangelo di Luca, (20,27-38). Questo è l’unico brano della Bibbia dove Gesù risponde a tono alla domanda che gli è fatta e l’argomenta; non risponde raccontando parabole, qui annuncia ciò che è il fulcro del nostro Credo: la Risurrezione.

Per noi è forse la parte più difficile da credere, vedere la nostra vita terrena nella prospettiva dell’eternità è niente. È Mistero di fiducia e speranza che deve essere rinsaldato nella risurrezione, è prendere coscienza di ciò che veramente conta e, capire che spesso si dà importanza o si ritiene un problema avvenimenti ed elementi della vita quotidiana che così non sono. Manca la prospettiva, ci si sofferma sulla visione del particolare e si tralascia completamente la visione generale.

Novembre non è il mese dei morti, è il mese dei vivi, ci mancano perché non sono vicino a noi ma, non sono perduti, ci stanno aspettando per poter poi risorgere tutti insieme.

  1. Considerazioni e confronto sugli interrogativi posti da don Lauro:

Prima di proseguire la serata, don Celestino lascia la sala per consentire al Consiglio di iniziare il lavoro proposto dal Vicario generale don Lauro, per non influenzare le risposte che ci porremo stasera.

È presente Enrico direttore del servizio di consulenza socio-pastorale, farà da moderatore durante la serata. Per capire che tipo di UP sarà, abbiamo deciso di rispondere per primi alle seguenti domande: Cos’è per me Dio? Come me lo immagino? Cosa penso della Chiesa e della mia comunità? Non c’è un’idea o una risposta più giusta dell’altra, ci si ascolterà senza giudicare. Si vuole aprire un percorso che sarà arricchito anche dalle risposte degli altri appuntamenti.

Dio come una presenza che non ha forma ma, che è sempre presente; lo ringrazio dei momenti belli e mi affido a Lui in quelli brutti, chiedo spesso il suo aiuto, forse anche troppo. Dio come un papà, vedo il rapporto con Lui come la relazione con mio padre, parla poco ma, quando parla coglie sempre nel segno. A volte durante la messa perdo alcune Sue parole ma, sento sempre quelle che mi fanno sentire bene. Dio visto come un nonno, accogliente, a volte non mi sente, però quando serve c’è.

Bisogna imparare a chiedere, siamo abituati a ringraziare, a volte siamo egoisti perché vogliamo arrangiarci ma, poi Dio fa capire che bisogna domandare.

Dio è fondamentale per la mia vita ma, non è sempre uguale, a volte sono arrabbiata con Lui, capisco che sono io che mi devo porre a Lui, non so dargli un volto, so che posso parlarGli e aprirmi con Lui. Credere in Dio è sostegno della vita, è camminare con qualcuno, è condividere, non sempre il rapporto con Gesù è lineare, bisogna invocare lo Spirito Santo e andare avanti. Sono combattuta, Dio per me è astratto, mentre Gesù lo immagino con barba, baffi, è un uomo, pensa, medita, dolce, accogliente. A volte però mi chiedo dove è, ho dei dubbi. Sono pessimista, fragile, il cristiano non dovrebbe essere così. A volte mi perdo, quando vedo certe disgrazie mi chiedo se Gesù c’è. Con Dio trascorro ogni momento, è nel viso dei miei cari, degli amici. Lo sento in me, se andasse sempre così sarebbe perfetto. Sono stato arrabbiato con Dio per diverso tempo per disgrazie successami, però sono anche felice con Lui, non mi vuole lassù. Vedo Dio come il creatore di tutto e basta. Mi rivolgo alla Madonna e a Gesù. La croce mi dà la forza nei momenti brutti, la preghiera mi dà uno stimolo, mi aiuta molto. Non sono sempre stata così, mi sono avvicinata a Dio in un brutto momento e sono stata stravolta, cambiata, è la mia forza grande, mi ha aperto la strada per tutto. Ho avuto il mio miracolo, tutto il resto è relativo. Quando ci sono segni così grandi, rimangono in noi. Distinguo quello che è Dio per me e quello che vorrei che fosse. Faccio fatica ad aprire le porte perché si riveli, è tutto ciò che di bello mi circonda, è compassione, è un saluto, un sorriso, un bel fiore. La vita lavorativa sempre ripetitiva ma necessaria ti rende una macchina, è difficile sentire Dio nella frenesia del lavoro, spesso non riesco a dare allegria e amore oltre che riceverli come vorrei perché troppo stanco. Dio è vivere in modo più calmo, cercando il bello, invece di vedere i rimpianti per ciò che non si è riusciti a fare. Il Vangelo è il libro più bello del mondo, ho visto diverse religioni, noi in più abbiamo la compassione verso gli altri. Gesù in croce mi dice tutto, Dio senza Dio, (perché mi hai abbandonato), è sorpresa e libertà. Non so cosa pensare di Lui e, non voglio pensare di Lui, voglio che mi sorprenda. Dire cos’è Dio per noi, servirebbe raccontarsi, fare esempi, Dio è Gesù in croce, esattamente il non Dio. Non mi figuro Dio, lo vedo nelle occasioni, nei fatti che accadono, nella natura, in ciò che mi circonda, che ha un ciclo vitale, soprattutto lo vedo nelle persone. Ho un rapporto incostante con Lui, a volte mi allontano e, quando me ne accorgo, prego per riavvicinarmi. È un amore che va coltivato. Vivo un periodo positivo, nei momenti brutti ci si sente abbandonati, sono abbastanza positiva, quando tutto va bene, è molto più facile avvicinarsi a Dio. Dio per me è difficile, me lo sono chiesto molte volte. Quando ho bisogno lo cerco, me lo figuro come Colui che mi abbraccia, però lo cerco meno quando tutto va bene. Mi dico anche che se le cose sono andate così, c’era una ragione, un disegno. Chiedo a Dio di avere una fede forte, non solo quando ne ho bisogno. Dio è padre di tutti, vuole essere considerato solo quello, non è il genio della lampada che esaudisce tutti i desideri; non dobbiamo solo chiedere ma anche dare. Non dobbiamo chiedere la soluzione ma, la forza per affrontare. Gli racconto le mie cose, devo affidarmi, Dio è un amico, una luce, è in ogni cosa che mi circonda, fargli capire che ho già visto, che mi indichi la via, che mi illumini. A volte mi arrabbio molto, poi ragiono, Lui sa il disegno. Non prego ventiquattro ore al giorno. Siamo umani. Vorrei essere migliore di ciò che sono. Se davvero ci vuoi bene, certe cose non devono capitare, poi rifletto e chiedo scusa. Anche noi diciamo a Dio perché ci hai abbandonato. La mia Fede non è sicura, altri hanno forza, vanno avanti ma, se perdi una persona che ami è difficile trovare la forza; si soffre, si è fragili. Penso che poi nell’aldilà la vita sarà più bella. Soffrire ti fa entrare in empatia con gli altri, vedere il cambiamento di persone che hanno sofferto, mi da forza, sollievo e coraggio. Chi soffre ha una sensibilità spiccata.

La Chiesa: penso che ci sia di tutto, che devo volerle bene perché ne faccio parte. Sono deluso dalla ricchezza di San Pietro, che non è spesa per i poveri. Quando ci sono momenti brutti il dubbio si insinua, poi arriva la risposta. Porti la croce che sei capace di portare, non sarei in grado di affrontare nuovi problemi. Chiesa e comunità sono legate, ci sono le persone con cui cammino, sono una presenza per me e io per loro. È un insieme di persone credenti al Mistero di Gesù. La Chiesa per me è Gesù in croce, andando verso l’UP sono contenta di spostarmi nelle nostre chiese per la messa. Guardo le persone durante la comunione, vedo la comunità e dico che bello è il raccoglimento. Mi sento bene quando sono in chiesa, perché trovo altre persone che ci accomunano. Penso che la chiesa debba essere più povera, più umile, a volte sorgono dubbi sulla struttura piramidale. Andare a messa è il momento in cui sono più serena. Il cammino di tutti noi è altalenante, il nostro compito è di scegliere anche con fatica e di trovare affinità con altre persone. L’errore è forse di avere sfiducia, prima o poi avremo punti di incontro anche con chi non va in chiesa, (giovani, atei, ecc.); ci sono molte persone che camminano con gli insegnamenti di Dio e fanno unione pur non andando a messa.

Come faccio a giudicare la mia comunità? Prima giudico me stessa, cambio io e poi penserò alla comunità. Vedo il cielo dove noi tutti sottostiamo insieme, dove c’è la nostra comunità, è questo il Mistero che mi fa andare avanti. Sono fragile ma ottimista, la comunità siamo noi, per me così com’è è perfetta. Ho sperimentato il bello della comunità cristiana, dove gli altri ti sono vicini e ti sostengono, è la base di tutto. Non ho avuto un dubbio, non per merito mio ma Suo. Vorrei che la comunità fosse tutta in armonia, ma non è così. Vive tutta in modo frenetico, passa il tempo, lei non cresce e si inaridisce sempre più. Sarebbe bello tornare indietro, vivere con più calma i nostri quattro paesi. Penso la mia comunità come unita. Penso poi a Gesù e la penso (comunità), per chi non va in chiesa, penso al loro ateismo e la mia comunità sono anche loro. Comunità è stare sotto un unico tetto, sentire parole di conforto. Non mi sento di giudicare la comunità, perché a volte le persone fanno per lei più di quanto faccia io. Forse manca più spontaneità nelle relazioni, forse dipende dai momenti, anche se forse si può dare di più. Ho visto un bel esempio di comunità nella giornata della Pace, è stato un segnale forte.

Fede per me è dono e grazia, impegno personale, perché posso spegnerla o alimentarla in me. La trovo nelle famiglie, nella comunità.

Ricerco qualcosa che non trovo, la Fede è la ricerca, è sofferenza oltre che serenità. Ritengo che non sto seguendo la strada giusta.

Vedo la Madonna come intermediaria tra me e Dio, ho di Lui una visione infantile di nonno. Dico non ci sei e poi guardo indietro e dico che eri lì. Poco ottimista. Prego la Madonna con il bambino, per me rappresenta il bisogno di affetto. Mi ha colpito che possiamo chiedere, non mi sembrava d’essere coerente; prego sempre, ora però chiedo anche quando ho bisogno di aiuto.

 

Esauriti gli argomenti all’O.d.G., la seduta è conclusa alle ore 22.35

 

Roncone, 13 novembre 2013                                                                                                   Segreteria

   - Gloria Manni -